L’archivio del Festival di Santarcangelo

Tutto è iniziato con la voglia di fare un tuffo profondo nell’archivio del
festival per rievocare dei fantasmi e ricostruire (per quanto in maniera
frammentaria) la sua storia.
L’anno scorso grazie al materiale ritrovato (rassegne stampa, fotografie,
programmi, manifesti…) abbiamo disegnato dei momenti di alcune edizioni e
messo in relazione ognuna di queste edizioni con un evento avvenuto nel
mondo nello stesso mese. Quest’anno di ritorno a Santarcangelo volevamo
ricordi freschi sottratti a memorie ancora palpitanti. Ricordi segreti
assenti dalle pagine di giornale. Ricordi sanguinolenti da prendere con
delle pinzette per non sciuparli o farli scappare. Polvere e fiori di
un’altra estate.
In un’era di bulimia di informazioni, in cui anche la scena politica sembra
essere pericolosamente minacciata da una perdita di memoria collettiva, ci
sembra importante fermarci a ricordare. Senza aspettative; affrontando il
naturale vuoto di memoria che si ci para davanti nel momento in cui
distogliamo lo sguardo dallo scorrere compulsivo dello sfondo, per volgerlo
indietro, e dentro. Senza il ricordo di dove si viene è molto difficile
determinare dove si va. È questa necessità che ci ha spinte a dialogare con
le personé attraverso il Festival di Santarcangelo. La nostra vuole essere
un’inchiesta non statistica ma umanistica, non oggettiva ma soggettiva, un
incontro tra noi e Santarcangelo ed i suoi abitanti.
Ci siamo chieste: ma è possibile che non ci ricordiamo mai di niente? La
vita passa scorre, e qualcosa dovrà pur restare tra le dita di chi la
penetra e la tiene in mano come si fa con la sabbia calda..o no? Forse no.
Cosa rimane dei giorni della nostra vita? Di lunghi e faticosi lavori, di
speranze, preoccupazioni, appuntamenti, esperienze? E cosa rimane di
un’esperienza collettiva, ineffabile e impermanente come quella del teatro?
« Niente » dice l’evidenza, « Niente » dice la scienza empirica ,
« Niente! » sbuffa il critico, « …Niente!” fa il tecnico contando in tasca
a fine mese, “Niente…” si lamentano lo storico del teatro perso in archivi
frammentari e la vecchia attrice frugando tra i costumi e le foto di
gioventù, “Niente!” ammoniscono i genitori, preoccupati dalle aspirazioni
artistiche dei figli, « Niente…quasi niente… » è la frase con cui si scusa
la mente quando proviamo a ricordare nei dettagli uno spettacolo passato.
Ebbene, forse niente. Eppure, sotto, sotto, cercando bene…tuffandosi a
ripescare nel grande mare della memoria qualche piccola perla sembra
rilucere sul fondo.
Ciò che vedete ed ascoltate non è che la punta dell’ iceberg della nostra
raccolta e di tutte le voci d’altre vite che risuonano attraverso le vostre
voci.
Non abbiamo la pretesa di offrire un ritratto lucido e univoco del festival
che si stagli netto fuori dalle memorie raccolte, ma piuttosto il sogno di
far dialogare proprio le incongruenze, le indefinitezze e i frammenti
mancanti che emergono come piccole pepite dal fango opaco della memoria. Il
nostro ritratto del festival insomma non è una fotografia, ma piuttosto un
disegno.
Una memoria insomma filtrata dalla soggettività di chi chi ha raccontato e da quelle di noi che abbiamo ascoltato che a loro volta si sono mescolate
tra loro.
Ne esce fuori una visione: ora reale e concreta , ora distante e assurda
come lo sono i sogni, o i ricordi quando sono sulla punta della lingua…ma
non scendono.

PROTOCOLLO
Abbiamo proceduto attraverso un protocollo :
– 4 domande, le stesse per tutti (due sul ricordo, una per costruire un
bestiario e una per immaginare una Santarcangelo senza festival) ;
– un tempo limitato (mai più di un’ora) ;
– farsi guidare dal caso (un criterio sempre più che autorevole e
magicamente pertinente) e procedere in maniera reticolare (ad ogni
intervistato chiedevamo di raccomandarci una o più persone da
intervistare).
In meno di una settimana abbiamo intervistato quasi 30 persone. Questo
garantisce, in parte, l’ eterogeneità del campione incontrato, a livello
di età, genere, professione, livello di istruzione e frequentazione del
festival. Una ricerca trasversale con chiunque fosse disponibile a
condividere un ricordo (e a volte anche un caffè, un limoncello, una
risata, un passaggio in autostop!) con noi.
Cosa abbiamo scoperto per ora? Del teatro rimane poco forse, molto poco
nella memoria delle persone; questa non è una novità: epopee, grandi
spettacoli o scandali, nomi roboanti di artisti famosi si riducono a un po’
di polvere di stelle sopra una locandina rimasta chiusa da qualche parte in
un cassetto della memoria. Ma il Festival e la sua atmosfera, enorme
contenitore, veicolo di passaggio della lunga fiumana di nomi, oggetti e
persone che lo hanno costituito ; sopravvive al tempo, nell’orgoglio degli
abitanti di Santarcangelo, in un istante segreto rubato al divenire. Vive
come una bestiolina a forma di cuore nascosto (di un cuore non si
ricordano i dettagli delle sue dimensioni, peso, contrazioni , – neppure
forse i motivi dei suoi sussulti -, ma la sensazione del suo pulsare).
Alla fine di questo lavoro vorremmo tradurre tutto il materiale anche in
altre lingue per far risuonare queste voci anche altrove; e una parte di
questi testi e disegni sarà stampato in una fanzine.

Camilla Pizzichillo e Alice Bologna

Edizioni disegnate:

 

 

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